giovedì 7 febbraio 2008

silverstein_arrivals & departures

Casualmente tempo fa sono rimasto folgorato da un loro video e da quel momento ho cominciato a seguirli: mi colpirono fin da subito con la loro carica inaspettata e uno spiccato gusto per i ritornelli davvero ben fatti.
Fu questa la miccia che mi spinse ad acquistare di botto il loro secondo album “Discovering the Waterfront” (disco a mio avviso veramente ottimo, soprattutto penso proposto dal vivo per la sua evidente potenza e violenza sonora), e ad interessarmi così anche alla scena alla quale appartengono, scoprendo che questi ragazzoni americani sono uno dei gruppi di punta della scena emo-screamo d’oltreoceano, accanto a band come Atreyu, From Autumn to Ashes e compagnia bella…
Ma il mio compito qui, dopo questa inevitabile premessa, è analizzare il ritorno del combo con questo “Arrivals & Departures”.
Ebbene, le aspettative dei fans (si, ci sono dentro anche io) della band, nonostante fossero molto alte, non sono state tradite: il sound dei nostri è ancora lo stesso, suonano alternando abilmente le due anime della band, violenza e melodia catchy, con la voce di Shane Told accattivante e capace, mostrando questa volta una netta predilezione per le partiture melodiche diminuendo di conseguenza sensibilmente le parti screamo/mosh. Questa scelta (dal mio punto di vista) sicuramente discutibile è stata la cosa che maggiormente balza all’orecchio, forse per la necessità di incrementare ulteriormente il loro già folto pubblico, composto senza alcun dubbio da giovani teen-ager con pettinature tipicamente…emo!
E qui ci possiamo collegare alle tematiche del dischetto: anch’esse non cambiano, infarcite di inni all’amore, problemi con il partner e disagi giovanili i generale, quindi ancora perfettamente in linea con le idee care alla scena… ma cambiare mai eh?
Insomma una mezza delusione? Sicuramente quelli che li hanno apprezzati finora si troveranno in qualche modo un po’ spiazzati per il cambio di rotta, ma le belle canzoni ci sono eccome (la prima metà dell’album scorre davvero senza intoppi riuscendo realmente a convincere), e se si sorvola su clone songs come “World Apart” (sembra una spudorata copia di “Discovering the Waterfront”) e “Still Dreaming” (lo spettro degli Hawthorne Height affiora a più riprese), e ci si lascia semplicemente trasportare dai dodici pezzi, il viaggio è garantito.
Consapevole che ormai è difficile essere originali, ritengo i Silverstein molto in gamba per essere riusciti comunque a ritagliarsi il loro spazio in una scena che purtroppo comincia davvero a stagnare. Ma questa è un’altra storia!
Marti

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