giovedì 7 febbraio 2008

the dillinger escape plan_ire works

Inserisci il disco. Pigi “play”.
Riconosci subito il sound inconfondibile.
Così tipicamente Dillinger, con la naturale pecca e valore di non essere per nulla immediato, complice anche un artwork che arrogantemente strizza l’occhio ad un ermetismo un po’ pinkfloydiano...
Ma è la musica che conta qui, e ciò che ti arriva ai primi ascolti sono i soliti intermezzi nichilisti intervallati a melodie di facile presa, discorso iniziato anni or sono con il mini “Irony Is A Dead Scene”, in cui la collaborazione con il genio di Mike Patton convinse il quintetto statunitense ad ammorbidire leggermente la propria proposta musicale….scelta a mio avviso più che vincente!
La continua evoluzione porta qui i nostri ad un naturale sviluppo che ben si sposa con un uso particolare (e folle) delle contaminazioni, addirittura compaiono dei fiati ed un pianoforte nella bellissima “Milk Lizard”, potenziale singolo, lasciando subito straniti con sghembi assalti strumentali “When Acting As A Particle” e la compagna di giochi “When Acting As A Wave”. Assurde.
Abbiam poi delle botte di pura ed intransigente violenza, come la bellissima “Party Smasher” o la furiosa “82588”, vero inno alle origini, mentre picchi di maggior rilievo rimangono ben impressi come la già citata “Milk Lizard”, rock’n’roll al punto giusto, o “Black Bubblegum”, mid tempos da paura, non scordandosi mai di coinvolgere con chorus sempre all’altezza.
Tutto perfetto quindi? Quasi. Mi giunge talvolta la sensazione di voler complicare le cose per forza, di fare a tutti i costi gli “alternativi”, di cercare la soluzione più stravagante, stupendo sì l’ascoltatore, ma donando al tutto un’aria di “costruito” che non fa certo bene alla salute.
Ma non temete, l’impressione evapora immediatamente, e ben presto si viene risucchiati nel mondo Dillinger, un tornado di chitarre epilettiche, ritmiche indiavolate e suoni fuori fase, dove i nostri sanno di essere i padroni indiscussi, aggiudicandosi il ruolo principe nel feroce regno del postcore: sissignore! DEP, capacità incredibile di confezionare sia la colonna sonora ideale per il giorno del giudizio sia il pezzo da classifica tanto caro all’utente medio, cosa che magari può infastidire il fan oltranzista ma riesce a vendere il dischetto anche alla FNAC.
E credo che la cosa non sia poi così scontata, alla fine. Da avere.
Blame

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